Chi sono gli hikikomori e perché l’isolamento sociale riguarda sempre più giovani?

Non è più solo una parola straniera che arriva dal lontano Giappone; oggi, il termine hikikomori descrive una realtà silenziosa ma pervasiva che attraversa le camerette di migliaia di famiglie italiane. Letteralmente „stare in disparte”, questo fenomeno non è una semplice scelta di pigrizia, ma un grido d’aiuto silenzioso lanciato da una generazione che ha deciso di ritirarsi dal gioco sociale per proteggersi da un mondo percepito come ostile e incomprensibile.

In Italia, i numeri hanno smesso di essere trascurabili: si stima che tra i 100 e i 200 mila giovani, spesso giovanissimi tra gli 11 e i 19 anni, abbiano scelto il ritiro volontario. Un isolamento estremo che trasforma le pareti domestiche in una fortezza e, allo stesso tempo, in una prigione emotiva. Ma cosa scatta nella mente di questi ragazzi? E perché la pressione della società moderna sta spingendo sempre più adolescenti verso l’auto-reclusione?

Con il supporto di Marco Crepaldi, punto di riferimento nazionale ed esperto in prima linea, cerchiamo di decodificare i segnali di questo disagio. In occasione del „Mese degli Hikikomori”, un’iniziativa che coinvolge centri commerciali e social network in tutta la penisola fino al 10 aprile, l’obiettivo diventa chiaro: rompere il tabù dell’incomprensione e offrire strumenti concreti di prevenzione. Perché dietro ogni porta chiusa c’è una storia di fragilità che attende solo di essere ascoltata, prima che il tempo renda quel muro invalicabile.

Chi sono gli hikikomori e perché l’isolamento sociale riguarda sempre più giovani?

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10 kwietnia, 2026